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Storia

Nel 2001 la Provincia di Lecce ha deciso di creare il festival Salento Negroamaro. Nel corso degli anni Negroamaro si è trasformato in un festival dei festival, un contenitore multicodice ad alta densità culturale, un bene culturale capace di dare opportunità di conoscenza e di essere raduno di poetiche diverse e di diverse discipline.

Il Salento

l Salento, noto anche come penisola salentina e popolarmente conosciuto come Tacco d'Italia, è una subregione dell'Italia che si estende sulla parte meridionale della Puglia, tra il mar Ionio ad ovest e il mar Adriatico ad est. Gli abitanti dell'area, che comprende l'intera provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono per caratteristiche glottologiche e culturali ben diverse da quelle del resto della regione.

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sabato 5 e domenica 6 luglio (CHIARA MARTINOLI - ELVIO ASSUNCAO)

sabato 5 e domenica 6 luglio
Galatina
CHIARA MARTINOLI - ELVIO ASSUNCAO
(Italia – Brasile)

 

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I due danzatori, coreografi, ricercatori, Elvio Assuncao, brasiliano, Chiara Martinoli, italiana, propongono per Salento Negroamaro lo spettacolo Uomini e dei, messo in scena in prima mondiale, e la conferenza “Forze invisibili in Movimento - il ruolo del corpo e della danza nei rituali animisti di origine africana nel Sud America”
Uomini e Dei è uno spettacolo sui principi fondamentali del Candomblè brasiliano. Le forze invisibili della natura prendono forma in corpi che danzano, corpi che si trasformano, corpi capaci di plasmare lo spazio intorno ad essi, corpi di uomini che danzano il divino. Un uomo e una donna, principio maschile e femminile racchiusi in entrambi i danzatori. L'uomo iniziato ad un Dio femminile, la donna figlia di un Dio guerriero. Ogni cosa ha una duplice forma, la realtà non è mai quella che sembra, l'ambiguità della energia in perenne movimento è bilanciata dalla ricerca di equilibrio, di consapevolezza. Lo spettacolo crea la vera atmosfera di un rituale di candomblè e svela al pubblico l'esperienza umana dietro al cammino iniziatico: non è per tanto una ricostruzione a schema folklorico -turistico. Elvio Assuncao e Chiara Martinoli da anni portano in scena la loro esperienza mistica e religiosa, attenti a non cadere in clichè esotici, ma esaltando nei loro lavori, sia il lato interiore e epifanico del candomble, sia il suo aspetto artistico, legato alle danze, i canti e le percussioni.
Forze invisibili in Movimento - il ruolo del corpo e della danza nei rituali animisti di origine africana nel Sud America è una introduzione alla cosmogonia africana e al concetto di forza ed energia nelle culture “nere”. L'uomo come manipolatore delle forze dell'universo, il concetto di equilibrio dinamico. Presentazione di alcune religioni animiste ed i loro principi base: il segreto, le maschere, il culto degli ancestri, il Pantheon Yoruba, il Pantheon Nago. Brevi cenni storici sulla tratta schiavista e il conseguente approdo di queste religioni nel territorio Latino Americano. Confronto tra la relazione che esiste tra il corpo interprete (danzatore-cantante-attore) e il corpo dell'iniziato ai rituali afro nell'America Latina. Spiegazione del concetto di corpo dilatato, per primo citato dall'antropologo Eugenio Barba e successivamente esplorato dalla stessa Helenita. Riappare il concetto di energia o forza applicata ad un corpo in forma di movimento, corpo danzante, ma anche corpo, dominio del Dio, degli Orixas quando entrano in forma di energia nel corpo di un iniziato, abitandolo. Corpo di danzatore, corpo di iniziato vivono un processo simile, quello di farsi invadere, passare attraverso, abitare da forze altre che da se stesso. Corpo che si dilata, che trascende. Si concluderà provando la tesi di quanto questa visione del mondo e del proprio corpo come ricettore delle forze dell'universo, influenzi il comportamento culturale della società latino americana.



Cantieri Koreja - Lecce
TEATRO DE LOS ANDES
(Bolivia)
Il Teatro de Los Andes è diretto dal grande regista contemporaneo Cèsar Brie, autore di numerosi spettacoli dalla riconosciuta valenza e dal forte impatto emotivo. Nato nel 1954 a Buenos Aires, raggiunge per la prima volta l’Italia all’età di 18 anni, al seguito del collettivo teatrale argentino de la “Comuna Baires”. Nel 1974 è costretto a fuggire dal suo paese a causa dell’instaurarsi della dittatura militare e sceglie Milano dove nel frattempo si è insediata la Comuna per proseguire il suo lavoro. La lascia l’anno dopo e lavora nei centri sociali milanesi fondando il Collettivo Teatrale Tupac Amaru. Nel 1980, dopo l’incontro con l’Odin Teatret, si trasferisce in Danimarca: vivrà a Holstebro per nove anni, lavorando con il Gruppo Farfa fondato da Iben Nagel Rasmussen. Assieme realizzeranno diversi spettacoli, tra cui “Matrimonio con Dio” (1984), dedicato alla figura di Vaclav Nijinskij, e “Il paese di Nod” (nel 1986, anno che segna lo scioglimento del Gruppo). Alla fine degli anni Ottanta, dopo un breve passaggio in Italia, dove con Naíra Gonzales realizza un insolito “Romeo e Giulietta” (1991), si stabilisce in Bolivia, a Yotala, vicino a Sucre, dove nel 1991 fonda il Teatro de los Andes, con il quale realizza tra l’altro “Colón” (1992), “Solo gli ingenui muoiono d’amore” (1993), “Ubu in Bolivia” (1994), “I sandali del tempo” (1995), “Iliade” (2000). Tra gli ultimi lavori, ricordiamo “Dentro un sole giallo” (2004), ispirato al terremoto che ha sconvolto la Bolivia nel 1998, e “Il cielo degli altri” (2004), riflessione sul fenomeno dell’immigrazione. Da anni porta avanti un rapporto costante e molto stretto con l’Italia soprattutto attraverso la realizzazione di workshops che ne hanno diffuso la poetica e il metodo teatrale. “Otra Vez Marcelo” e “Fragile” sono due recenti lavori che l’hanno portato ad essere conosciuto e apprezzato anche in Italia, due spettacoli che di certo non possono lasciare indifferenti e che hanno la capacità di fare riflettere grazie ad una finezza poetica e drammaturgica e ad una scenografia essenziale ma sempre molto efficace. Nonostante le numerose presenze all’estero, è però molto legato alla sua terra d’origine e persegue la volontà di portare avanti un discorso teatrale in una società come quella boliviana in cui “non si spende un solo centesimo per fare della cultura” e dove grande è l’esigenza di parlare alla gente, di confrontarsi sulle grandi problematiche sociali: “la società irrompe in casa nostra e per questo non possiamo ignorarla in quanto artisti”.

 
< Prec.
Istituto di Culture Mediterranee
Provincia di Lecce