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Storia

Nel 2001 la Provincia di Lecce ha deciso di creare il festival Salento Negroamaro. Nel corso degli anni Negroamaro si è trasformato in un festival dei festival, un contenitore multicodice ad alta densità culturale, un bene culturale capace di dare opportunità di conoscenza e di essere raduno di poetiche diverse e di diverse discipline.

Il Salento

l Salento, noto anche come penisola salentina e popolarmente conosciuto come Tacco d'Italia, è una subregione dell'Italia che si estende sulla parte meridionale della Puglia, tra il mar Ionio ad ovest e il mar Adriatico ad est. Gli abitanti dell'area, che comprende l'intera provincia di Lecce, quasi tutta quella di Brindisi e parte di quella di Taranto, si distinguono per caratteristiche glottologiche e culturali ben diverse da quelle del resto della regione.

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Dio non ama i bambini
La Casa de las Palabras accoglie il recital tratto dall'omonimo romanzo di Laura Pariani

Domenica 15 giugno (dalle ore 21) nella Casa de las Palabras di Alessano (Le), Salento Negroamaro, rassegna delle culture migranti delal Provincia di Lecce, ospita Laura Pariani, da ritenersi una delle protagoniste più significative della nostra narrativa italiana, che ha dimostrato di possedere una rara sapienza di scrittura ed una grande capacità di orchestrare storie attraverso avvedute strategie linguistiche.  La scrittrice presenta "Dio non ama i bambini", spettacolo sull'emigrazione italiana dei primi del '900 in Argentina tratto dall'omonimo romanzo (Einaudi), con brani musicali eseguiti dal vivo.
Il suo esordio narrativo avviene nel 1993 con la raccolta di racconti "Di corno o d'oro", con cui si aggiudica il Premio Grinzane Cavour. I suoi libri successivi ottengono un unanime consenso di critica ed importanti riconoscimenti, tra cui il Premio Selezione Campiello per "La perfezione degli elastici (e del cinema)", successo  dovuto all'originale combinazione di una tensione affabulatoria, una fame di storie da raccontare, e di una scrittura estremamente mobile e pronta ad adottare molteplici punti di vista e ad attraversare vari piani temporali. Laura Pariani nelle sue opere si è spesso rivolta ai mondi sconfinati dell'America Latina, che scopre per la prima volta a 15 anni, in un viaggio folgorante attraverso l'Argentina e la Patagonia, alla ricerca di un nonno che vi si era trasferito anni addietro. Dal quel momento i ritorni si sono accumulati diventando una fonte inesauribile di scoperte di sé e della vita. Nel libro di recente pubblicazione "Patagonia Blues", il paesaggio del Fin del Mundo è segnato dalle ferite indimenticabili dello sterminio indio, in quanto per Pariani leggere e scrivere vuol dire prendersi carico di altre vite, lontane o vicine non importa, e portarle alla luce, restituendo soprattutto dignità, valore a quelle segnate, oltraggiate dall'arroganza dei più forti.

"Dio non ama i bambini"

Un assassino si aggira per Buenos Aires e per anni, impunito, fa strage di innocenti. Le vittime sono soprattutto i figli degli italiani che vivono nei conventillos in condizioni di assoluta povertà. Ragazzini abbandonati a se stessi, niños de calle i cui sogni sono destinati a spegnersi nella rabbia giorno dopo giorno. Chi può volerli morti? 
Buenos Aires all'inizio del Novecento è una grande città in crescita tumultuosa. Per molti immigrati «è come quando si sta in prigione e ti manca l'aria; solo che qui la gabbia è fatta di troppe strade, di case troppo affollate, di rogge puzzolenti di acque luride».
C'è un assassino che si aggira per la città, e che per anni, impunito, fa strage di innocenti. Le vittime sono soprattutto i figli degli italiani che vivono nei conventillos in condizioni di assoluta povertà. Ragazzini abbandonati a se stessi, niños de calle i cui sogni sono destinati a spegnersi nella rabbia giorno dopo giorno. Chi può volerli morti?
La verità sta sotto gli occhi di tutti, ma nessuno la sa vedere. Possono intuirla solo gli stessi bambini, perché quella verità, forse, si muove all'altezza dei loro occhi.
Al centro del libro c'è un luogo: un conventillo di Buenos Aires dove vivono decine di famiglie d'immigrati italiani assediati dai bisogni, prostrati dalla nostalgia, tentati dalla fiamma anarchica. Servizi sanitari in comune e una cucina all'aperto per tutti, un cortile dove i bimbi giocano abbandonati a se stessi, piccole stanze dove nonni figli e nipoti si stipano come conigli. Il libro entra in quel luogo come sventrandolo, stanza per stanza, personaggio per personaggio, in focalizzazioni che si susseguono una dopo l'altra: «Ginetta Goletti, 10 anni, lavorante a domicilio», «Nicanora Korn, 40 anni, tenutaria di postribolo», «Ambrogio Testa, 42 anni, muratore», «Dionisio Brusa, 34 anni, maestro elementare»... A poco a poco questo romanzo corale - impastato di dialetti italiani e di lingua argentina - dà forma a una doppia storia: la storia di un mondo dolente e vivo, quello degli immigrati in Argentina all'inizio del secolo, e la storia nerissima di una serie di delitti compiuti sui bambini del barrio di San Cristóbal. Le indagini per molto tempo non portano a niente: impossibile individuare l'assassino per chi vive in un altro mondo e non sulla strada come i bambini. I bambini, la cui unica scuola è la banda, la solidarietà di teppa, sono i soli a sapere, ma i grandi non si lasciano guidare «nel regno del piccolo, sullo stretto sentiero percorso soltanto dalla formica, dalla coccinella, dal tappo di sughero perduto tra l'erba». A poco a poco, in un crescendo di tensione, i bambini riusciranno però a mettere in campo le proprie deboli forze per una straordinaria caccia all'assassino. Anche a costo di perdere l'innocenza.

Sino a sabato 10 settembre il rinascimentale Palazzo Legari si è trasformato, in occasione di Salento Negroamaro nella Casa de las Palabras, un contenitore di incontri, dibattiti, interviste, mostre, recital. Un contesto raffinato e curato ad hoc da Gianna Licchetta, in collaborazione con Barbara Baldaccini, Oscar Minutillo e il Comune di Alessano e con la produzione di AcdArtdiffusion.com, che è anche dimora, all'interno delle sue splendide sale espositive, degli allestimenti monografico-letterari dedicati a tre vere e proprie icone della letteratura latinoamericana, divenuti indiscutibilmente patrimonio della cultura universale, Bruce Chatwin, J. L. Borges, Pablo Neruda. La sezione incontri, a cura di Andrea Di Consoli e Carlo Bordini, con la collaborazione di Guadalupe Grande, ha l'obiettivo di far conoscere alcuni dei più grandi autori della letteratura latinoamericana, e di testimoniare inoltre l'importanza della poesia e della narrativa in culture diverse dalle nostre, culture più aperte alla comunicazione interpersonale e all'idea che la letteratura e l'arte possano contribuire a cambiare la vita umana.

La Casa de Las Palabras è impreziosita dall'allestimento di tre mostre monografico-letterarie che proporranno immagini inedite attorno alle straordinarie figure di Bruce Chatwin, Jorge Luis Borges e Pablo Neruda, vere e proprie icone della storia della letteratura Latinoamericana, da sempre amate dai lettori di tutto il mondo. Saranno allestite infatti le mostre La Patagonia di Bruce Chatwin (Argentina), scatti fotografici di Chatwin che documentano il suo viaggio nella terra eccentrica per eccellenza; "J. L. Borges attraverso le immagini" circa 100 fotogrammi, un collage illuminante sulla vita del massimo scrittore argentino, un viaggio verso l'uomo Borges e il suo tempo, i suoi affetti, i suoi ricordi; Pablo Neruda, passi in Italia a cura di Patricia Rivadeneira e Federica La Paglia. In Italia la figura di Pablo Neruda è sempre stata amata, sia per la forza e la profondità dei suoi versi, sia per il suo fondamentale legame col Paese, dove giunse esule nei primi anni Cinquanta. E proprio la storia di questo legame è l'elemento centrale e la ragion d'essere della mostra ideata per festeggiare il centenario della nascita del poeta e cresciuta intorno alle testimonianze dei suoi molti amici italiani. (ingresso gratuito – tutti i giorni dalle 8 alle 14, lunedì e giovedì dalle 16/19.30)


 
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Istituto di Culture Mediterranee
Provincia di Lecce