| SALENTO NEGROAMARO 2009 |
RASSEGNA DELLE CULTURE MIGRANTI - IX EDIZIONE Aprile/Agosto 2009 La IX edizione del Festival Salento Negroamaro, Rassegna delle culture migranti della Provincia di Lecce, nella ricorrenza dei vent’anni dalla caduta del muro di Berlino concentrerà il suo sguardo sui paesi ex comunisti. L’obiettivo è quello di approfondire i rapporti culturali e verificare come, a venti anni della fine del regime sovietico, sia cambiata la realtà culturale, sociale ed economica di quella parte del mondo e di come questi cambiamenti abbiano influito anche nel quotidiano dei Paesi occidentali, sull’immaginario delle nuove generazioni, sulle loro rappresentazioni del mondo attraverso la creatività ed i linguaggi dell’arte, della musica, del cinema e della letteratura. L’opera del manifesto ufficiale della manifestazione è “La morte delle Ideologie” di Ennio Calabria. L'Unione europea si è allargata già cinque volte. Dopo la caduta del muro di Berlino, una parte importante dell'Europa sottoposta al regime sovietico, detta l'Europa dell'Est o "l'Altra Europa", è diventata parte integrante di uno spazio unificato che si estende dal Mediterraneo all'Atlantico, dal Mare Baltico al Mare Nero. L'Italia e la Provincia di Lecce si trovano ad un tempo nella parte centrale e sul confine di questo spazio, scosso recentemente dalle guerre balcaniche. Di fronte ai conflitti e alle tensioni che vive il Bacino mediterraneo nel suo insieme, un importante "Forum Per La Pace Nel Mediterraneo" è stato organizzato a Lecce (dal 27 al 29 novembre 2008) a cui hanno assistito numerosi partecipanti, non solo europei e mediterranei, cercando le vie e le forme di un nuovo dialogo. Il dopo guerra fredda avrà visto una parte dello spazio europeo vivere un'esistenza in qualche modo postuma: un ex impero, numerosi ex stati ed ex patti di alleanza tra stati, diverse ex società ed ex ideologie, ex cittadinanze ed ex appartenenze. È legittimo domandarsi cosa significhi, in realtà, questo fenomeno. Essere stato cittadino di un'ex Europa finalmente affrancata, di una ex Unione Sovietica disgregata, di una ex Jugoslavia distrutta? O, sempre vicino a noi, fare parte di una Albania, di una Bulgaria, di una Romania o di un altro paese liberato dal regime totalitario? Essere diventato ex tedesco dell'Est, ex-ceco-slovacco ossia un ex socialista o un ex comunista nei paesi occidentali come l'Italia o la Francia, la Spagna o la Grecia? Lo statuto di "ex" è più grave di quanto non sembri: sentito come un marchio, talvolta come delle stimmate. L'atteggiamento adottato nei suoi riguardi varia da un caso all'altro: tra deplorare la caduta di una ex superpotenza Sovietica e compatire la tragedia di una debole Bosnia nella ex-Jugoslavia, ci sono ben poche cose in comune. Alle soglie di un nuovo millennio è normale fare dei bilanci. L'Est non ha diritto esclusivo sullo statuto di «ex». In Occidente e altrove, si conoscono bene degli ex stalinisti, degli ex colonialisti, degli ex-sessantottini, una ex democrazia cristiana suddivisa tra destra e sinistra, un ex socialismo e un ex capitalismo occidentali. Dopo la crisi economica, finanziaria e storica che stiamo traversando nel 2008, forse domani si parlerà di una ex comunità europea o di una "Europa altra", vecchia o nuova, non si sa quale. Varie manifestazioni di "euroscetticismo" s'incontrano nei paesi diventati nuovi membri dell'Unione europea, come la Polonia, l'Ungheria o la Repubblica ceca, ma anche l'Irlanda che ha rifiutato il Trattato di Lisbona. Le transizioni, nell'Est europeo, per quanto male assicurate, prevalgono ancora sulle vere e profonde trasformazioni. La democrazia proclamata appare talvolta con le caratteristiche di una democratura (termine coniato più di dieci anni fa per definire un ibrido tra democrazia e dittatura). Un populismo penoso è sempre pronto a sostenere regimi di questo tipo. Una "laicità giusta" (è il termine di Giovanni Paolo II) è poco popolare non solo nei paesi post-comunisti. Il "giocattolo nazionale" non ha mai perso il suo ruolo. Una parte della cultura nazionale si converte facilmente in ideologia della nazione e sbocca su progetti nazionalisti. Il mondo "ex" è pieno di svariate mitologie che si escludono reciprocamente: riedizioni del passato e del presente, schermi frapposti in fretta, paradigmi poco utili o estranei, griglie di lettura mal applicate. Siamo lontani dalla "fine della storia", annunciata tante volte in un modo poco credibile. Sarebbe meglio cercare di capire e di definire "un mondo ex" e le sue componenti attorno a noi e in noi stessi. |
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